Arrivo presto al Centro San Fedele e i posti liberi sono tanti, ma i ragazzi sono già lì seduti in prima fila. Scoprirò poi che sono studenti con le loro insegnanti, rigorosamente sulla sinistra quelli delle elementari e sulla fila di destra quelli delle superiori.

Si dà inizio al seminario “Alla stessa tavola” organizzato dal centro COME per festeggiare i vent’anni della sua fondazione.

Scopro con immenso piacere che COME non è un acronimo né una sigla ma semplicemente l’avverbio che significa in quale modo. Già COME riuscire a comunicare?, COME facilitare l’inserimento?, COME dare una mano agli immigrati? E’ proprio talmente semplice che abituati come siamo a complicarci la vita non ci avevo pensato!

Dopo una breve introduzione salgono sul palco 5 bambini con la maestra per raccontarci una fiaba. Hanno dieci anni e sono di tre diverse classi quinte. Vengono da Filippine, Ecuador, Cina. Sono in Italia da neanche un anno.

Siccome si parla di cibo, la storia racconta di altrettanti animali che vogliono raggiungere la luna per assaggiarla, ognuno certo che abbia il sapore del suo cibo preferito. Ogni bambina e bambino interpreta la propria parte benissimo, senza accenti linguistici particolari, sembra che l’italiano sia la loro madrelingua. Sono deliziosi.

Più avanti saranno sul palco gli studenti delle superiori - diciassettenni anche loro in Italia da circa un anno – che ci racconteranno le ricette del loro paese, ricette speciali come il seco di pollo dell’Ecuador, che la nonna preparava sempre quando c’era una ricorrenza particolare, e anche qui ogni tanto la mamma lo cucina, e gli spaghetti alla filippina, preparati con la carne trita e i wurstel con una bella aggiunta di coriandolo.

Scopriamo poi anche gli aneddoti e i modi di dire legati al cibo, come “salvare capra e cavoli” – la conoscete la storia del barcaiolo che va da una riva all’altra? –

Tra gli ospiti ci sono anche le M’ama food – rifugiate politiche specializzate nel catering – che ci hanno portato le loro ricette, una dal Togo e una dal Senegal.      

Ho trovato assolutamente divertente la senegalese, che per spiegarci la sua ricetta è arrivata con un bel cestino che conteneva il peperone, la melanzana, la zucchina, l’aglio, il riso basmati e mentre ci raccontava ci mostrava gli ingredienti, esattamente come facciamo noi a scuola con le principianti, ci presentiamo con le mele, le noci, le caramelle per dare alle parole la massima tangibilità e infatti così se ne ricordano e imparano.

Anche noi pensiamo ogni giorno a COME insegnare l’italiano alle nostre mamme, in modo divertente per loro e anche per noi e credo proprio che ci riusciamo.

Alla fine ci hanno preparato un bel buffet, con panini, tramezzini e salatini. Io ho bevuto solo un caffé perché in realtà avevo voglia di falafel, couscous, seco di pollo…