CONTINUANDO LA NAVIGAZIONE ACCETTI LA NOSTRA POLITICA DI PRIVACY E I NOSTRI COOKIES.

Stampa
Visite: 1776

Eravamo tutte sedute sulle seggioline della classe, in semicerchio, una trentina più o meno. Davanti a noi Reka: piccola, magrolina, scattante, sorridente.

image1Cala il silenzio:  Reka ci rivolge la parola in una lingua completamente sconosciuta .
Sorridendo prosegue, sempre emettendo suoni a noi ignoti, con un discorso altrettanto incomprensibile.

Ci guardiamo, qualcuna sorride, qualche commento in sottofondo.
Reka ci zittisce con un gesto e un sorriso e ci mostra un disegno  corredato da segni di un  alfabeto assolutamente sconosciuto.

Poi la nostra "maestra"  parla. Non capiamo subito che i suoni corrispondono alla parola scritta, ci mettiamo un po' a coordinare i pezzi: ok la "casa" del disegno è l'Ufficio Postale, ma la parola Posta è impronunciabile , la voce va su e poi giù, accelera e rallenta.

Ci sentiamo sgomente e  stupide. Non ci viene da ridere, anche se per noi tutto sommato è quasi un gioco.


Così è cominciato il seminario che, come una sorta di gioco di ruolo, ci /mi ha messo nella condizione tipo di chi si presenta al primo incontro di una lezione di lingua italiana, avendo come bagaglio culturale alfabeto, suono, scrittura completamente diversi.
Quello che insomma capita alle signore, in maggioranza di lingua araba, a cui facciamo lezione .

Reka, con determinazione  esemplare, si è letteralmente sbracciata per farci capire la struttura fonetica delle parole: dalle sue braccia uscivano infatti gli accenti e le intonazioni. Ci ha incoraggiato con un bel sorriso e una serie di suoni che io ho tradotto con "bene", o anche "molto bene", ma non sono veramente sicura che volesse dire questo, perchè niente è stato effettivamente  mai tradotto: l'obbiettivo era "comprendere" "memorizzare" e possibilmente non spaventarsi.                                            
image2Nella ora e mezza passata  insieme abbiamo imparato 3 vocaboli, e cercato di riconoscere la loro forma scritta. Questa fase ha comportato un esercizio di memoria davvero tosto: un ricciolino qui o là rendeva tutto uguale o tutto diverso, le sillabe cambiavano suono se la lettera si alzava o abbassava rispetto a un teorico orizzonte. Teorico mica tanto visto che  è quel binario formato da due righe che danno la misura di una lettera.

Quasi due ore per imparare faticosamente 3 parole, che non sono nemmeno riuscita a scrivere; quanto basta comunque per capire, in modo fulminante, quanta fatica e frustrazione può  provocare l'apprendimento di una lingua sconosciuta.
L'ultima parte dell'incontro è stato dedicato  a confrontare le emozioni e le osservazioni di ciascuna di noi. E qui mi aspettava un'altra sorpresa perchè, al di là di una diffusa sensazione di inadeguatezza, ognuno aveva assorbito o reagito in modo originale a questa simulazione. In alcune il senso di impotenza era stato insopportabile; altre si erano soffermate sul ruolo dell'insegnante sulla sua fisicità e ottimistica reazione davanti  al più minuscolo progresso; altre ancora sulla la difficoltà di concentrazione, o addirittura l'umiliazione provata nello scrivere, l'ignoranza del gesto, come fossimo tornate analfabete.
(Ciascuno impara in modo diverso e se la scuola tradizionale, quella che abbiamo frequentato da ragazze, sembrava non ricordarlo, quella che si cerca di proporre, non dovrebbe mai dimenticarlo).                                           

image3Se dovessi definire la mia personale reazione direi "apprendimento attraverso il turbamento". Pazienza, progetto, determinazione,indulgenza e, dopo questa esperienza, aggiungerei empatia sono emersi in modo netto quali  ingredienti base per la buona riuscita di un corso di italiano per stranieri.
 Tanta roba, indubbiamente, ma niente di impossibile e lo dico da neofita, visto che mi sono aggiunta al gruppo ITAMA da qualche mese e ho un'esperienza di classe limitata.
"Un conto è l’approccio con la lingua straniera del turista, tutt’altro quello del migrante che si trova in un paese straniero per necessità- ha sottolineato quasi a riassumere Reka- Proprio la necessità fa sembrare l'impresa più difficile e lo stress di non farcela rende il percorso continuamente minato dalla frustrazione. 'E lì che bisogna lavorare, offrendo chiarezza e semplicità bonificando il terreno dell'apprendimento con la fiducia".