Il progetto

"Creativo è colui che fa dal niente e la creatività è la capacità di inventare lasciando esprimere mente e cuore, con l'aiuto delle mani.

Viviana ne è maestra. In sole 3 ore, sotto la sua guida, abbiamo realizzato bambole e mostri, colorati e fantasiosi, divertendoci, chiacchierando e, per chi come me è incapace di tenere l'ago in mano, anche pungendoci le dita tra stoffe, pannolenci, bottoni e risate"

Sabrina

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Una della iniziative di formazione di quest'anno per le volontarie di ITAMA è stato gestito dalla Associazione PuntoUno. Ne riportiamo la documentazione fotografica

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      e il report


      Il mese scorso è andata in scena un’edizione speciale del Workshop di Facilitazione Grafica “Ora vedo cosa intendi!”, realizzato da Associazione PuntoUno nel contesto della sua offerta formativa rivolta ad aziende, scuole e associazioni.
      Da 10 anni, il Team di Associazione PuntoUno opera a Milano e si dedica quotidianamente alla consulenza pedagogica, al counseling, alla psicologia, ai disturbi di apprendimento e alla formazione. In questo caso, ha sviluppato un percorso personalizzato per le insegnanti di Associazione ITAMA - Italiano per Mamme.
      Lo scopo di ITAMA è favorire l'integrazione delle donne straniere tramite l'insegnamento della lingua italiana. Preparare le lezioni di italiano per mamme che arrivano da altri Paesi non è semplice, soprattutto senza una lingua in comune. ITAMA ha visto nella Facilitazione Grafica l'opportunità di arricchire il proprio baule didattico e di agevolare ancora di più il processo d'apprendimento delle proprie allieve. Saper “tradurre” le spiegazioni verbali in una “mappa” con immagini e scritte è un potente mezzo a disposizione degli insegnanti, perché rende concetti, idee, regole e logiche visibili e comprensibili a tutti.

      L’obiettivo per il Team di Associazione PuntoUno era, dunque, fornire ai docenti ITAMA uno strumento per pensare e preparare le lezioni attraverso il Visual Thinking e le tecniche specifiche della Facilitazione Grafica (Lettering, Colore, Forme, Disegno, Frame, Mappe e Flussi).

      Pennarelli in azione!
      Seguendo l'approccio pragmatico, che è la cifra stilistica di Associazione PuntoUno, il gruppo di 13 insegnanti si è subito messo all'opera. Disegnando e giocando insieme, le docenti hanno compiuto i primi passi nel mondo della Facilitazione Grafica. Hanno constatato che NON serve saper disegnare come un artista per spiegarsi e spiegare, e hanno capito:

      • la funzione comunicativa immediata del disegno,
      • come riorganizzare in forme gli oggetti e l’ambiente che ci circonda.

      In seguito, il gruppo ha sperimentato il ruolo essenziale del “Lettering”. Partendo dalla propria “calli”grafia, le insegnanti di ITAMA sono passate a impiegare caratteri e stili diversi, per capire come esprimere al meglio il significato di una parola.
      È stata poi la volta di mettersi alla prova con i primi “Graphic Recording”, ascoltando e riproducendo graficamente, in tempo reale, storie, racconti e discorsi.
      Facilitazione Grafica e Pratica
      Nel corso della prima giornata in Associazione PuntoUno, le partecipanti hanno iniziato a creare il proprio vocabolario tra ideogrammi, pittogrammi e personaggi, e hanno organizzato le informazioni nello spazio utilizzando diversi template e mappe.
      Il secondo incontro si è aperto con un intenso, coinvolgente e interessante scambio di esperienze. Tante insegnanti hanno raccontato aneddoti su come la prima giornata di Workshop avesse influenzato il proprio modo di osservare, di porre attenzione e di analizzare i messaggi grafici che incontriamo quotidianamente.
      Condividendo i compiti fatti - c’era chi aveva creato delle splendide mappe, chi aveva convertito la lista della spesa in un esercizio quotidiano di FG e chi riportava osservazioni sui pittogrammi in metro o citazioni sulla Facilitazione Grafica reperite in Rete - si è parlato anche delle difficoltà incontrate.
      Successivamente, ci si è rituffati nella pratica, dimostrando come una potenziale lezione ITAMA sulle preposizioni in italiano possa svolgersi integrando le nuove competenze acquisite. Per l'occasione, Associazione PuntoUno ha realizzato l’omino in cartoncino rosso e verde con la scritta A su un lato e la scritta IN sul retro, un altro omino con la scritta DA e 3 fogli con immagini e scritte. Facendo muovere l’omino lungo il percorso indicato nel disegno ha preso vita una storia:

      inA
      “C’era una volta IN Africa (continente)… un uomo che si trasferì IN Italia (nazione) per andare a vivere A Milano (città). Girando IN piazza/strada/corso DUOMO, entra IN posta/banca (istituto/negozio) per poi andare DAl fiorario (negozio = mestiere) compra un mazzo di Fiori e si innamora della fiorista. Insieme vanno A Teatro (servizio di entertainment)/Ristorante/Cinema per poi andare A Casa ed entrare IN Cucina, Soggiorno e, se molto fortunati, Camera DA letto :-).”
      Le insegnanti di ITAMA hanno commentato insieme la presentazione, definendo il materiale molto utile (tant'è che quanto sviluppato per il Workshop è oggi impiegato durante le lezioni), hanno iniziato a lavorare in gruppi sulle proprie esigenze specifiche, ossia la preparazione di una lezione per:

      • aiutare le mamme a spiegare alla pediatra i sintomi che riporta il proprio figlio malato,
      • spiegare le regole relative al nido che ospita i figli delle mamme che frequentano la lezione,
      • rendere visibile il processo culturale che nasce dall’acquisizione della lingua del Paese nel quale si vive.

      Il secondo incontro si è chiuso con riflessioni sulle esperienze di pratica condivisa. Ecco alcuni commenti raccolti tra le docenti:

      • “Facilitazione Grafica: Una nuova Visione = nuova Lingua. Illuminante.”
      • “So che posso trovare altre strade comunicative.”
      • "È utile per pensare in un’altra ottica.”

      Dal canto suo, Associazione PuntoUno si congeda riaffermando che la Facilitazione Grafica, in cui si uniscono ascolto attivo, movimento, grafica e visualizzazione, è uno strumento potente ed efficace in qualsiasi contesto di Apprendimento e Lavoro in Team. Info: www.associazionepuntouno.net e tel. 02.37072105

      Come ogni anno, a metà percorso tiriamo le fila e 'diamo i numeri' relativi alla nostra scuola. Ecco i risultati:

      A settembre abbiamo ricevuto 113 nuove iscrizioni, che si assommano alle 45 riconferme di allieve che avevano frequentato lo scorso anno scolastico.

      Abbiamo accolto 122 signore, dovendo rifiutarne 30 per mancanza di spazio per i bambini. Delle signore inserite nelle classi attualmente frequentano con regolarità 86.

      lapacevola

      Questa colomba nasce per dire che essere immigrato non significa essere un terrorista. Sembra ovvio, ma non lo è.
      ln ITAMA ne abbiamo parlato, dopo la violenza di Parigi la xenofobia dilaga. Le allieve musulmane sono doppiamente offese: la loro religione è stravolta dai terroristi, e chi non conosce il vero Islam le guarda con diffidenza.

      Qui trovate il file: stampatelo, diffondetelo, esponetelo se siete d'accordo.

      Leggi la storia della colomba e guarda le nostre foto con la colomba della pace

       

      Una filastrocca per riflettere

      Il cammello e il dromedario (Gianni Rodari)

       

      Una volta un dromedario, incontrando un cammello gli disse:

      "Ti compiango, carissimo fratello, saresti un dromedario magnifico

      anche tu, se solo non avessi quella brutta gobba in più".

       

      Il cammello rispose: " Mi hai rubato la parola, è una sfortuna

      per te avere una gobba sola. Ti manca poco ad essere

      un cammello perfetto: la natura con te ha sbagliato per difetto".

       

      La bizzarra querela durò un mattino. In un canto ad ascoltare

      stava un vecchio beduino e tra sé intanto pensava:

      "Poveretti tutti e due. Ognuno trova belle soltanto

      le gobbe sue. Così, spesso ragiona al mondo tanta gente

      che trova sbagliato ciò che è solo differente".

      I terroristi vogliono seminare il terrore e la migliore risposta al terrore è la civiltà.

      Ne abbiamo parlato in classe, abbiamo ascoltato le nostre allieve musulmane che non si riconoscono nel pseudo islamismo dei terroristi, che affermano la differenza fra la loro religione e questo fanatismo violento.

      Ne abbiamo parlato fra volontarie: come creare uno strumento che affermasse che non è vero che Isis/AlQuaeda=musulmano=arabo=immigrato. Perchè c'è chi cavalca la paura per trasformarla in xenofobia, chi suggerisce che ogni musulmano sia un potenziale terrorista, e che basti parlare l'arabo per essere un fanatico, e che in fondo tutti gli immigrati sono pericolosi. Noi invece volevamo uno strumento per dare un messaggio di pace, un segno di quella civiltà che ci permette di aver fiducia gli uni negli altri. Perchè è la civiltà che ci permette di vivere insieme,  ed è l'unica arma contro il terrorismo.

      Abbiamo trovato un'immagine che ci ha fatto innamorare: è una colomba disegnata con i caratteri arabi della parola pace. Ne abbiamo fatto un foglio (ma può diventare una bandiera, una maglietta, un adesivo) che speriamo sia adottato da chi vuole schierarsi per la civiltà, da chi rigetta la violenza, da chi vuole superare la paura con i legami fra persone. PACE ARABA - calligraphie Peace : Hassan Massoudy

      Lo regaliamo a chi vuole farlo suo: speriamo di vederlo nelle vetrine, alle finestre, nelle automobili. Ci piacerebbe che le strade del nostro quartiere, soprattutto lì dove tanti immigrati abitano, fossero popolate da queste colombe. Sarebbe bello vederlo sulle bancarelle al mercato, distribuito nelle scuole ma anche negli studi medici e negli uffici. Lo regaliamo a chi lo vuole diffondere.

      Ci piacerebbe, insomma, che il quartiere San Siro offrisse un nido a tante, tantissime colombe della pace. Forse è un'utopia, ma forse no, forse i nidi di questa colomba possono moltiplicarsi anche altrove. In fondo basta iniziare.

      Se anche tu credi che una società con tante culture sia una ricchezza, fai volare la colomba: scarica, condividi, diffondi, esponila.

      Grazie a:
      • le nostre allieve per il confronto continuo e la loro fiducia
      • Hassan Massoudy che contattato via internet ci ha immediatamente  autorizzato a usare la sua calligraphie Peace
      • Laura Vernocchi per il supporto grafico, creativo, fotografico
       
       

       

       

       

       

      Oggi in classe Blu eravamo in pochissime: Susanna ed io con 4 alunne, giovani donne musulmane, donne volenterose che parlano e capiscono l'italiano ancora con qualche difficoltà.

      Non sapevamo se parlare o no di quanto sta accadendo in Francia. Eravamo titubanti. Alla fine ci abbiamo provato. L'argomento ha suscitato interesse. Il vocabolario delle signore è ancora piuttosto limitato, non è facile parlare di argomenti così complessi e delicati. Ma ci siamo intese, come sempre.

      Tutte insistevano nel dire che questi attentatori non sono musulmani, che loro li condannano, che questa non è la loro religione e neanche quella dei loro mariti, dei loro figli e dei loro famigliari. E non lo facevano per compiacere noi insegnanti, ve lo assicuro. Quando vogliono sostenere le loro idee, lo fanno con forza, con le poche parole che conoscono sanno bene come farci capire che cosa pensano. Per fortuna, loro e nostra.

      Essendo in poche ed essendosi creato questo clima di intimità, abbiamo pensato di andare insieme al bar vicino alla scuola a prendere un caffè tra amiche.

      Tornate in classe, io, Susanna e Sayeda abbiamo preparato due fogli. Su uno abbiamo scritto "NOT IN OUR NAME"  e sull'altro Sayeda ha scritto la traduzione in arabo.

      Ora sono affissi sulla porta della classe Blu di ITAMA: IMG-20150109-WA0001

       

      Arrivo presto al Centro San Fedele e i posti liberi sono tanti, ma i ragazzi sono già lì seduti in prima fila. Scoprirò poi che sono studenti con le loro insegnanti, rigorosamente sulla sinistra quelli delle elementari e sulla fila di destra quelli delle superiori.

      Si dà inizio al seminario “Alla stessa tavola” organizzato dal centro COME per festeggiare i vent’anni della sua fondazione.

      Scopro con immenso piacere che COME non è un acronimo né una sigla ma semplicemente l’avverbio che significa in quale modo. Già COME riuscire a comunicare?, COME facilitare l’inserimento?, COME dare una mano agli immigrati? E’ proprio talmente semplice che abituati come siamo a complicarci la vita non ci avevo pensato!

      Dopo una breve introduzione salgono sul palco 5 bambini con la maestra per raccontarci una fiaba. Hanno dieci anni e sono di tre diverse classi quinte. Vengono da Filippine, Ecuador, Cina. Sono in Italia da neanche un anno.

      Siccome si parla di cibo, la storia racconta di altrettanti animali che vogliono raggiungere la luna per assaggiarla, ognuno certo che abbia il sapore del suo cibo preferito. Ogni bambina e bambino interpreta la propria parte benissimo, senza accenti linguistici particolari, sembra che l’italiano sia la loro madrelingua. Sono deliziosi.

      Più avanti saranno sul palco gli studenti delle superiori - diciassettenni anche loro in Italia da circa un anno – che ci racconteranno le ricette del loro paese, ricette speciali come il seco di pollo dell’Ecuador, che la nonna preparava sempre quando c’era una ricorrenza particolare, e anche qui ogni tanto la mamma lo cucina, e gli spaghetti alla filippina, preparati con la carne trita e i wurstel con una bella aggiunta di coriandolo.

      Scopriamo poi anche gli aneddoti e i modi di dire legati al cibo, come “salvare capra e cavoli” – la conoscete la storia del barcaiolo che va da una riva all’altra? –

      Tra gli ospiti ci sono anche le M’ama food – rifugiate politiche specializzate nel catering – che ci hanno portato le loro ricette, una dal Togo e una dal Senegal.      

      Ho trovato assolutamente divertente la senegalese, che per spiegarci la sua ricetta è arrivata con un bel cestino che conteneva il peperone, la melanzana, la zucchina, l’aglio, il riso basmati e mentre ci raccontava ci mostrava gli ingredienti, esattamente come facciamo noi a scuola con le principianti, ci presentiamo con le mele, le noci, le caramelle per dare alle parole la massima tangibilità e infatti così se ne ricordano e imparano.

      Anche noi pensiamo ogni giorno a COME insegnare l’italiano alle nostre mamme, in modo divertente per loro e anche per noi e credo proprio che ci riusciamo.

      Alla fine ci hanno preparato un bel buffet, con panini, tramezzini e salatini. Io ho bevuto solo un caffé perché in realtà avevo voglia di falafel, couscous, seco di pollo…